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08.07.2017 | «Papà, l`amore e il primo bacio» Le lettere social di Baglioni ai fan

«Papà, l'amore e il primo bacio» Le lettere social di Baglioni ai fan

Esce «Non smettere di trasmettere», raccolta dei suoi post su Facebook 

al pari della cabina telefonica, anche la buca delle lettere si è rapidamente trasformata in un pezzo di modernariato, in un reperto di archeologia urbana. Nell'epoca del web, di WhatsApp e delle email, nessuno più «imbuca» lettere, cartoline, biglietti d'auguri. Ma tutti continuano a scrivere. Anzi. Non si è mai scritto tanto come oggi. E non solo a un'umanità indistinta e virtuale, ma a persone reali. Con un nome, un cognome, una storia. Vere.

Lettere ai tempi di Internet. Claudio Baglioni le ha raccolte in un libro, Non smettere di trasmettere (La nave di Teseo). «Non post, ma lettere. Lettere personali» ha spiegato l'autore nel corso della serata organizzata dalla «Milanesiana», la rassegna culturale ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi.
Una serata durante la quale
Baglioni, atteso da una lunghissima fila di fan, ha letto una selezione di pagine del libro. Lettere personali, dunque. Anzi, doppiamente personali: «Le ho scritte proprio io - ha precisato il cantautore prima di cominciare a leggerne alcune - e sono indirizzate proprio a voi», raccogliendo in quel «voi» le centinaia di migliaia di persone che lo seguono sul suo profilo Facebook. Lettere personali nel linguaggio e nelle riflessioni, pensate come un filo diretto, intimo e profondo.

Lettere scritte «con il tablet e non con la penna», è vero. Ma questa «è davvero l'unica e sola differenza rispetto alle lettere di carta». Tablet a parte, insomma, tutto il resto è quello di sempre: «L'autore, i pensieri e le parole. E anche il desiderio di comunicare».

Su Facebook «non ci sono problemi di metrica; le parole non devono per forza avere anche un bel suono e non c'è naturalmente limite di spazio». Il web è una gigantesca buca delle lettere «dove basta premere un tasto e posso inviarvi i miei pensieri».
Eccoli allora questi pensieri, raccolti in 272 lettere, di cui la più lunga («Fuocoammare») occupa tre pagine; la più breve («Anche il cuore da qui sente meno dolore») cinque righe; quella che presta il titolo al libro - a pagina 124 -, porta la data del 26 dicembre 2015. Due hanno un titolo in inglese («Blue Monday» e «With a Little Help from My Friends»), quello in latino («Cave hominem») avverte: attenti agli uomini.

Scorrendoli, i titoli, la parola che ricorre più spesso è «cuore» (15 volte), seguita da «cielo» (14), «giorno» (10), «vita» (9) e «sogno» (8). Parole che lasciano intuire uno sguardo positivo sulla vita. Nonostante tutto. Le lettere che Claudio Baglioni ha tenacemente scritto e raccolto per quindici mesi dal 24 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, affrontano nodi complessi dell'esistenza come la pace, il futuro, le migrazioni; sono lettere che commuovono, sollevano domande (senza la pretesa di dare risposte) e provano a mettere a fuoco emozioni, pensieri, riflessioni.

Sono lettere in cui si avverte, forte, il senso della famiglia (l'omaggio a papà Riccardo in «Io solo lo chiamavo papà» e in «Non buttava via niente»; e mamma Silvia: «Se oggi è festa anche lì»; «Mi piace saperla che ride») e dell'amicizia («Lo stesso spartito da leggere insieme»); lettere da cui emergono ricordi e rimpianti della fanciullezza («La bici che non ho mai avuto»); le prime esperienze d'amore («Non successe niente eppure fu tutto», «Bacio dolcissimo e aspro», «Imparare ad amare da uomini veri») e, naturalmente, la passione per la musica («Volevo contare», «15 anni e 8 mesi», «Musicisti e poeti fanno anche il turno di notte», «Questo mestiere si fa ancora a mano»). Con un invito all'accoglienza («Proviamo ad aprire una porta anche noi»): perché, è lo stesso Baglioni a sostenerlo nella prefazione del suo libro, «l'altro è essenziale. E - non dimentichiamolo mai - per gli altri, l'altro siamo noi». 

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